Words

Bio
Johannes Henry Neuteboom
Born in the countryside at Hemingstone, UK
Studied at the Fine Arts Academies of Perugia and Brera, Milan
Lives in Milan, Italy
“Neuteboom” is Dutch for “walnut tree.”

 

Selected solo exhibitions

May 2011: Nelson takes a bath on his battleship, The Old Fox, Piazza Sant’Agostino, Milano

13 November-1 December 2009: La tartaruga e altri racconti,  Galleria d’Improvviso, Pontremoli

23 January-7 February 2004: L’arbre intelligent, Club artistic franco-italiano, 11 avenue Baquis, Nice (France)

29 January-26 February 2003: Intelligent nature, Caffé degli Artisti, Viale Abruzzi 23, Milano

9-20 April 1997: La barca degli ottimisti, Villa Litta, Milano

14-19 May 1996: Il lento sciabordio delle stelle, Galleria Finzioni, Corso Buenos Aires 59, Milano

8-22 May 1991: Disegni, Galleria Portnoy, Via De Amicis 1, Milano

16 April-5 May 1991: Costruzioni, Berlin Café, Via G.G. Mora 9, Milano

23 March-1 April 1991: Macchine alchemiche, Circolo Artistico, Via Roma 10/c, Calderara di Reno (Bologna)

13-20 January 1991: Cicli e mercanti, Bloom Art, Via Curiel 39, Mezzago (Milano)

 

Selected group exhibitions

Maggio 1995: Pittori e scultori internazionali, Galleria Ex Macello, Via Cornaro 1, Padova

Maggio 1991: Scultori europei a Cerano d’Intelvi, sculture all’aria aperta

23 September-20 October 1990: Logos, mostra internazionale di arte contemporanea, Palazzo d’Adda, Varallo Sesia

 

On the intelligence of trees

Tree, sketch, 2011

Tree, sketch, 2011

The natural world is full of surprises. Trees, for example. At the end of its first year’s growth, an apple tree has already made 17 million root hairs, with a total length of about 2 kilometres. These root hairs are not just passive filaments absorbing water and minerals. They react to the environment; they have sensitivity, and can move. They develop relationships with other organisms, such as micorrhizal fungi, which extend their own microscopic roots around and into the cells of the root hairs, supplying the tree with substances that otherwise they wouldn’t be able to absorb so efficiently. Trees can communicate with each other: if two roots of the same species grow next to each other, they can actually graft together, and so can transmit infection – or resistance to infection – from one tree to another. The root area of a tree can be up to seven times the surface area of the crown of the tree, so in a forest, trees link with many others around them, communicating by means of exudates and plant hormones. The electrical impulses that are characteristic of an animal’s nerve cells can also be found in trees, so that the entire plant almost instantly receives information about something that has happened in just one part of it. Research in this field has become a new field, plant neurobiology. To simplify drastically, a tree is an organism with its ‘head’ in the soil. And a forest? It’s like a crowd of people, all embracing while they’re doing their own thing. Who knows what they’re thinking.

La natura è piena di sorprese. Prendiamo ad esempio un albero, dopo soltanto un anno dalla sua germinazione, ha già sviluppato 17 milioni di filamenti radicali con una lunghezza complessiva di due kilometri. I filamenti non sono strutture passive: assorbono acqua e minerali, possiedono una particolare sensibilità ai diversi stimoli ambientali, e possono reagire con il movimento. Sviluppano rapporti con altri organismi quali i fungi micorriziche che nutrono l’albero con certi minerali che altrimenti non riuscirebbero ad assorbire. Le radici degli alberi possono interagire tra di loro, riconoscendo quelli di un altro albero della stessa specie fino a fondersi, stabilendo una comunicazione tramite la quale possono passarsi informazioni su come resistere a infezioni patologiche.
Considerando che l’area del terreno colonizzato dalle radici di un albero può essere sette volte l’area della chioma, è evidente che un albero in una foresta riesce a stabilire una fitta rete di contatti con i suoi vicini, comunicando con fitormoni ma anche con impulsi elettrici. Le potenziali elettriche, tipiche dei neuroni animali, si trovano anche nelle cellule delle piante. La ricerca scientifica in questo campo è diventata una nuova disciplina, la neurobiologia vegetale. In sintesi, se l’albero è un organismo con la ‘testa’ nel terreno, la foresta che cos’è? E’ una folla immensa di persone che vivono la loro vita abbracciate per sempre. Chissà a cosa stanno pensando.

Essay by Conrad Fleet

Thinking frog

Thinking frog, 2010, acrylics on canvas, 110 x 70 cm

Johannes Henry Neuteboom depicts intelligent, thinking nature. Nature with spectacles. Glasses worn by waves on the sea. Frogs seek enlightenment, woodworms silently mourn one of their fellows. In our world of artificial intelligence, Neuteboom suggests the existence of natural intelligence. He uses spectacles as a metaphor for thought and conscience. His symbolism surpasses merely ecological sensitivity. It indicates not only the living spirit of all matter, but also the alchemical nature of the artist, who transmutes dead, leaden material into something of value, in the same way that nature transforms elementary particles into the pageant of life.
The tree is the perfect expression of this alchemy. Only the leaves and a few layers of cells under the bark actually live. Year after year, the innermost strata die to become the lignified skeleton supporting the plant in its quest for light. A tree, from its early days as a sapling, to the height of its splendour, incorporates death. In his paintings and sculptures of trees, Neuteboom often uses a process of subtraction. He spreads colour around the motif, so that it is the dead matter of the panel that actually depicts the living organism. He removes wood from a dead trunk until all that remains is an icon of the plant that produced the material. The spectacles then complete the process with their suggestion of life.
Neuteboom puts glasses on ocean waves, in consideration of the fact that waves, like people, are all different and all similar, brought into life by the wind and the tides, interacting with other waves, and diffusing their energy around the globe before transferring their energy to the pebbles on the shore. The artist seems to subscribe to that romantic idea in which the world can be considered as a single living being in which all organisms, in their incessant rhythm of life and death, contribute to the immobile flux of existence. He returns to this symbolism in the painting of a turtle bearing the world on its shell, swimming on the ocean of the stars.

Feb 2003, City Milano
Basta con l’intelligenza artificiale. Il pittore inglese Johannes Henry Neuteboom dà spazio alla natura pensante. Alla natura intelligente. Alla natura con gli occhiali: è il caso del quadro in cui due lenti volteggiano sopra le onde del mare, o di quello in cui un albero – simbolo di saggezza centenaria – ne inforca addirittura tre paia. La sua è una mostra ironica, divertente, scherzosa. Una Spider rosso fuoco si rivela essere uno spider vero, un ragno; mentre un architetto genialoide indossa un papillon che richiama la forma degli edifici che lui stesso progetta. Lo stile dell’artista è semplice, immediato; il suo sguardo sull realtà, ottimista. Un giro al Caffé degli Artisti è caldamente consigliato.

Jan 2004, Le Cannois (France)

Wave, 2000, oils and gold on canvas, 63 x 27 cm

Wave, 2000, oils and gold on canvas, 63 x 27 cm

Le Chambre de Commerce Italienne de Nice et son Club des Artistes franco-italiens, continuent à encourager l’expression artistique et créative avec une nouvelle exposition d’art: “L’arbre intelligent” de Johannes Henry Neuteboom, dont le vernissage aura lieu le 23 janvier à 18h. Pour le première fois, ce sera un artiste anglais qui présentera ses oeuvres. Johannes Henry Neuteboom nous ouvre un monde de natures intelligentes, pensantes, de natures avec des lunettes. Dans ses tableaux, il nous présente avec beaucoup d’ironie une paire de lunettes qui voltige sur une vague de la mer ou bien sur le tronc d’un arbre; dans un autre tableau, on trouve un pêcheur qui regarde attentivement son flotteur tandis que des poissons volent dans le ciel. Dans toutes ces histoires virtuelles, aux couleurs vives et à l’atmosphère surréaliste, le spectateur est invité à une vision optimiste de la vie et ne pourra quitter l’exposition qu’avec le sourire aux lèvres.

Milano 19 (July 1996)

Aspettando Leonardo/Waiting for Leonardo, 1996, oils on canvas, 60 x 90 cm

Aspettando Leonardo/Waiting for Leonardo, 1996, oils on canvas, 60 x 90 cm

.. L’artista è giovane, di padre olandese e madre inglese, si chiama Henry Neuteboom e si è trasferito ventenne in Italia per studiare arte, a Perugia e a Milano, Brera. I quadri esposti chiedono subito attenzione immediata. Hanno un che di fantasioso e scanzonato, e sono legati da un personalissimo filo conduttore che non si tarda a scoprire. Una riflessione più ottimista che pessimista fa sì che l’elaborazione quasi scenica dell’opera appaia accattivante, l’ironia risalta e diverte, così da consentire al visitatore di passare da un lavoro all’altro con il sorriso sulle labbra.
Qualche esempio: un fondo marino presenta azzurri pesciolini che si trastullano presso composizioni di connotazione urbana, erette con scatole di sardine pronte all’uso; una piccolissima Gioconda seduta davanti a un cavalletto con tela approntata per il ritratto più famoso del mondo, sta “aspettando Leonardo” e alle sue spalle si allarga il misterioso paesaggio, che domina la scena; una “Barca degli ottimisti” va a vele spiegate, sfiorando un gorgo pronto ad inghiottirla, ma la barca ce la farà, dice l’artista, e noi gli crediamo.
E ancora: “Migrazione” porta avanti da un punto lontano, non uccelli o uomini, bensì uno stormo di… occhiali. E occhiali fanno capolino in altri paesaggi, mentre proprio davanti a “Il patriarca” che vola diritto alla sua meta, fa strada non un gabbiano o un angelo, ma proprio un bel paio d’occhiali, il che può significare molte cose.
Apprezziamo anche “Il sogno” che mostra una donna che dorme in un bel letto accomodato su una cima montuosa, attorno v’è un mare di nebbia, o nuvole, da cui emergono altri cime, come isole. E soffermandosi sul dipinto esposto in vetrina, in questa galleria che si chiama molto opportunamente “Finzioni – uno spazio”, vediamo l’opera intitolata “Il lento sciabordio delle stelle” di cui leggiamo la definizione che lo stesso Neuteboom ne dà: “Mentre molti sono convinti che la terra sia un pianeta proiettata a velocità folle attorno al sole, alcuni credono che il nostro mondo sia sorretto sulla schiena di una tartaruga che ci trasporta lentamente nel mare del cosmo, fra il lento sciabordio delle stelle, appunto. Oggi si tende ad escludere la seconda ipotesi, ma forse vale la pena riflettere su cosa succederebbe se la tartaruga smettesse di nuotare, se decidesse di immergersi, o se, specie a rischio com’è, semplicemente scomparisse”.
Niente male, vero, per una mostra di pittura. L’autore è del 1961, ed è di quei giovani artisti a cui ci sentiamo di dare fiducia. (B.F.)

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